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Cenni storici
Il termine “Pasta” è il neologismo più tipico del linguaggio alimentare italiano. Si parla già di un composto molto simile alla nostra pasta nel “De re coquinaria Libri” di Apicio , nel 200 d.C., ma è opinione diffusa che la parola sia originaria della Sicilia, intesa non già come composto generico, ma come “Maccheroni”.
Il termine “ Maccheroni” veniva utilizzato per designare tipi di pasta variamente ripiena simile ai nostri ravioli, anche se nel documento del notaio Ugolino Scarpa, risalente al 1279, il vocabolo Maccaronis è impiegato per indicare piccoli gnocchetti di semola.
 
La successiva ricerca del filologo Agnolo Morosini, 1400 circa, disserta su due possibili etimologie della parola stessa: la prima deriva dal greco Macaria ed indicava un impasto di orzo e brodo; la seconda deriva dal greco classico Macar cioè felice, beato, ossia, cibo dei beati.
Il nuovo lemma, non ancora entrato a far parte del gergo popolare, viene spesso utilizzato per etichettare tutti i tipi di pasta, finché durante il Settecento, i Napoletani si appropriano del termine “Maccheroni” utilizzandolo per identificare pasta lunga trifolata.
I maccheroni, ormai intesi, nel nuovo gergo comune, come cibo semplice, ma allo stesso tempo nutriente e veloce, diverranno la base esclusiva dell’alimentazione quotidiana del popolo italiano.
Alcune fotografie storiche di fine Ottocento ritraggono Maccheronari, negli angoli delle strade, intenti nel cuocere la vivanda in enormi pentoloni per poi servirla, appena cosparsa di formaggio grattugiato, a viandanti affamati di fronte al banco, che la divorano senz’altro ausilio che le mani.
Da questo momento in poi, i maccheroni intesi come pasta lunga, tonda e piena cominceranno ad essere chiamati “Spaghetti” divenendo il pasto principale di milioni di persone in tutto il mondo, nonché una nuova attrattiva turistica del nostro ”Bel Paese”.  
 
La produzione
Affinchè la pasta sia di eccellente qualità occorre un'accurata selezione del grano che verrà scelto in base a determinate caratteristiche. Altrettanto importante la fase della macinazione, durante la quale il grano verrà setacciato per ottenere la semola migliore. Questa a sua volta viene impastata con acqua purissima, assumendo un aspetto più omogeneo ed elastico: l'amido e le proteine legano con l'acqua e si forma il glutine. A questo punto, l'impasto viene trafilato in stampi di bronzo o teflon. La trafilatura è un passaggio molto importante per ottenere un buon prodotto. L'impasto passa attraverso i fori sagomati della trafila, ottenendo così la forma desiderata. Ora la pasta è pronta per essere essiccata; questo processo è necessario per poter raggiungere la giusta consistenza che è determinante per ottenere un tasso di umidità pari al 12,5%, come previsto dalla legge. La pasta viene ventilata con aria calda così da poter eliminare l'umidità in eccesso, se l'essiccazione arriva ad una durata di almeno 48 ore dall'origine e se la temperatura del processo non supera i 45 gradi centigradi, la pasta mantiene tutte le proprietà organolettiche del dela grano duro impiegato nell'impasto, ha maggiori proprietà nutrizionali, soprattutto nell'apporto proteico, e si può definire biologica secondo la normativa vigente, Pernopasta produce con il metodo biologico.
L'essiccamento ha tempi e temperature variabili e da questo dipenderanno la tenuta in cottura e l'elasticità. Questo processo si conclude con il raffreddamento, fase in cui la pasta viene portata a temperatura ambiente per poi essere confezionata in base a precise norme igieniche che ne preservano le caratteristiche e la qualità.

 
Per una buona cottura della pasta
La quantità d’acqua necessaria è da valutare in relazione alla quantità e alla forma della pasta da cuocere infatti durante la cottura la pasta aumenta di volume (per i paccheri, ad esempio, ci vuole molta più acqua che per le penne): il rapporto ideale dovrebbe essere di circa 5 litri per 500 gr. di pasta, e 50 gr. di sale, quindi per ogni 100 gr di pasta un litro di acqua e 10 gr. di sale. Il sale va aggiunto preferibilmente ad ebollizione avvenuta, poiché l'acqua salata impiega più tempo a raggiungere il livello di ebollizione.
La forma della pentola è importante, perchè deve poter contenere completamente ed immediatamente tutta la pasta al momento in cui la ‘caliamo’ nell’acqua bollente (per cuocere gli spaghetti e tutte le paste lunghe andrebbe meglio una pentola a forma ovale, dove immergere la pasta in orizzontale). Una volta messa in pentola la pasta non va coperta, si rimesta la prima volta per assestare il contenuto nella pentola, durante la cottura, non è sempre necessario e consigliabile ‘rimestare’ la pasta, specialmente la pasta ruvida trafilata al bronzo, tale operazione, eventualmente, va fatta solo qualche minuto dopo la ripresa dell’ebollizione, avendo cura di utilizzare mestoli e/o forchettoni di legno.   Quando si è vicini al termine del tempo di cottura, la pasta va assaggiata e scolata "al dente", secondo la tradizione, e subito condita e servita in tavola. La scolatura della pasta cotta va fatta molto delicatamente, estraendo la pasta dall’acqua (con forchettoni, mestoli forati o mediante il cestello scolapasta già inserito nella pentola) quando è ancora molto al dente per consentire il successivo condimento, completamento della preparazione (per questo è utile conservare un po’ d'acqua di cottura). Va ricordato infine che la pasta cotta al dente, oltre a conservare meglio i suoi principi nutrizionali, è più adatta ad una degustazione con soddisfazione anche del piacere della ‘palatabilità’ per la sua forma, da segnalare che studi scientifici hanno dimostrato che la pasta al dente è più digeribile.
Proprietà benefiche della pasta  
Nutrirsi significa rifornire l'organismo degli stessi elementi di cui è costituito e che vengono continuamente consumati. Le proteine, i grassi e i carboidrati danno un'energia al corpo umano misurabile in calorie. Ogni cibo, dunque, essendo costituito da questi elementi, fornisce un certo quantitativo di calorie. L'amido, che rappresenta la percentuale più alta dei carboidrati, è una fonte energetica ottimale per chi si nutre di pasta, oltre ad essere altamente digeribile. Anche l'apporto calorico delle proteine presenti nella pasta risulta adeguato. All'uomo adulto occorrono, in media, 2800 calorie giornaliere: il 60% dovrebbe provenire da carboidrati, il 25% da lipidi e il 15% da proteine. Quindi, la pasta è un alimento bilanciato in termini calorici. L'unico aminoacido di cui la pasta è carente è la lisina, ma un condimento anche minimo ha il potere di aumentare il livello di lisina originariamente carente, così da rendere un piatto di pasta un cibo completo. Condimenti più ricchi possono addirittura trasformarlo in un piatto unico.
Pertanto, parafrasando Ancel Keys, uno dei principali studiosi della dieta mediterranea, potremmo dire che la pasta non fa ingrassare, ma è indice di benessere.