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Lo sapevate che...
  
Fileja
La pasta tradizionale calabrese per definizione, Fileja o Fileda, si tratta di una differente modalità ortografica con i quali i due termini sono stati riportati in base alle varie zone della Calabria. Antico piatto, ormai celebre, della cucina del territorio di Tropea, del promontorio del Poro e di tantissime zone della Calabria.
Una pasta fatta in casa, con semplici ingredienti: farina, sale, acqua. L'anima dei Filej è il supporto indispensabile per poterli filare, "u filariu dinacu o dinaculu" in base alle zone. E' un bastoncino di pochi millimetri di spessore, 3-4 al massimo, prodotto da una pianta selvatica molto diffusa nell'area, chiamata Gutumara ossia Sparto, intorno al quale si avvolge la pasta per farle assumere la caratteristica forma arrotolata, tramite la filatura. Naturalmente è un piatto, se pur 'povero', di cui potevano disporre quanti avevano farina bianca, e non sempre peraltro, considerate le condizioni di miseria nei tempi passati.
Fatto l'impasto, tagliato a piccoli pezzi, si fila la pasta a "cannucce" di lunghezza variabile fra gli 8 e i 10 centimetri, e quindi si cuoce in abbondante acqua salata.
I condimeti per questa pasta antica sono molteplici, ma anch'essi legati alla possibilità materiale di procurarseli: col sugo di maiale o con il ragù di porco, con le melenzane, con la nduja, con i fagioli, con le salsicce, con i ceci, con i fagiolini ed in tantissime altre ricette.  Nell'area del Poro, sono tantissime le sagre che durante l'estate vengono dedicate a questa pasta. Una variante sono da considerare i filej detti "masculi" ossia maschi, che non solo filati con il dinacu e quindi la lavorazione è più immediata. Questo avveniva quando la massaia non aveva molto tempo da dedicare alla loro preparazione classica.
 
Orecchiette
sono un tipo di pasta tipico della regione Puglia e Basilicata, la cui forma è approssimativamente quella di piccole orecchie, da cui deriva appunto il nome. Nel tarantino e in Valle d'Itria è ancora in uso il sinonimo "chiancarelle" o recchted.
La loro dimensione è di circa 3/4 di un dito pollice, e si presentano come una piccola cupola di colore bianco, con il centro più sottile del bordo e con la superficie ruvida. Ne esiste anche una versione realizzata senza la forma di cupola, meglio conosciuta come "strascinate". In tutte le varianti, si realizzano utilizzando esclusivamente farina di grano duro, acqua e sale.
La ricetta tipica regionale è quella che le vede insieme alle cime di rapa. Ma nel barese o nel Salento è tipica anche la variante che le vede insieme a sugo di pomodoro (con o senza spezzatino di carne o polpette o brasciole) e/o ricotta forte di pecora. 
A Cisternino (BR) le orecchiette si realizzano con farina di grano tenero poco raffinato, sono più grandi e assumono una forma diversa, con nervature interne profonde, molto simile ad un padiglione auricolare e vengono definite "Recch' d'privt" - ovvero "Orecchie del prete". La ricetta classica contadina dei giorni di festa prevede il condimento con ragu' di coniglio.
  
Storia delle Orecchiette
Le origini delle orecchiette non sono da ricercarsi in Puglia, ma molto probabilmente nella zona provenzale francese, dove fin dal lontano Medioevo si produceva una pasta simile utilizzando il grano duro del sud della Francia. Si trattava di una pasta molto spessa e a forma di dischi, incavata al centro mediante la pressione del dito pollice: questa forma particolare ne facilitava l'essiccazione, e quindi la conservazione per fronteggiare i periodi di carestia. Sembra anche che ne venissero imbarcate grandi quantità sulle navi che si accingevano ad affrontare lunghi viaggi. In seguito, sarebbero state diffuse in tutta la Basilicata e la Puglia con il loro nome attuale dagli Angioini, dinastia che nel Duecento dominava le terre delle regioni. Insigni studiosi di enogastronomia pugliese - ricordiamo qui solo il più autorevole. il professor Luigi Sada[1] - hanno dimostrato che le orecchiette avrebbero avuto origine nel territorio di Sannicandro di Bari, durante la dominazione normanno-sveva, tra il XII e il XIII secolo. Secondo il professor Sada, un'interessante caratteristica delle orecchiette, legata al particolare atteggiamento di protezione nei confronti della comunità israelitica locale da parte dei normanno-svevi, è la loro probabile derivazione da alcune ricette della tradizione ebraica, come le orecchie di Haman - l'antagonista del libro di Esther - che ritroviamo, ad esempio, in alcuni dolci sefarditi oppure nelle croisettes, un tipo di pasta preparato nelle vallate occitane del Piemonte, lontana parente delle orecchiette di Sannicandro anche nella probabile influenza mediorientale.

Cavatelli
"cavatiell" in dialetto molisano, sono una pasta tradizionale della Regione Molise, successivamente acquisita da parti della puglia.
Chiamati anche capunti, sono una pasta lavorata a mano ricavata con un impasto di farina e acqua hanno una forma allungata con una incavatura all'interno.
Vengono gustati e serviti col ragù oppure con verdure tipo broccoli o cardoncelli.
Piatto regionale per eccellenza della regione Molise e del suo capoluogo Campobasso, dove vengono serviti tipicamente con sugo di carne di maiale o con spigatelli e carne macinata.
Sono altrettanto tipici della Puglia, della Campania, della Basilicata e della Calabria e della Sicilia.
A Caggiano, ad esempio, prendono il nome di crusìcchi (Cru-sìcchi); a Gesualdo invece sono chiamati cecaruccoli.
Per fare in casa questo tipo di formato, occorre una spiccata capacità e maestria del saper fare la pasta: infatti occorre impastare gli ingredienti in modo da ottenere un impasto duro, altrimenti col riposo sulla spianatoia (coperto da una ciotola, per almeno mezz’ora) se l'impasto ammorbidisce troppo è più difficoltoso da lavorare. Dopodichè occorre prendere un pezzo di pasta, fare un rotolino di circa 1cm di diametro, con un coltellino staccare un piccolo pezzo che va premuto col pollice dell’altra mano contro la punta del coltello, poi si schiaccia la lama sul tavolo ruotando brevemente e trascinando il cavatello.

Paccheri
Sono un tipo di pasta tradizionale napoletana aventi la forma di maccheroni giganti, generalmente realizzati con semola di grano duro.
Il termine deriva del greco antico (da "πας" (tutto) e "χειρ" (mano)) dei primi fondatori di Parthenope e ancora usato nella lingua italiana come "pacca", ovvero uno schiaffo dato a mano aperta, senza intenzioni ostili. Da qui il nome del tipo di pasta, dalla taglia molto superiore alla norma, in genere accompagnato da sughi succulenti. I paccheri possono essere anche farciti, di ricotta o altri ingredienti, e serviti con il ragù.
 
Scialatielli
Pasta tipica campana / napoletana, listarelle più corte degli spaghetti, più larghe e di sezione rettangolare piuttosto irregolare
l'origine della parola "scialatiello" è nel verbo dialettale napoletano "sciglià" che significa scompigliare, riferito ai capelli: scompigliati infatti appaiono gli scialatielli, appena serviti fumanti nel piatto.
Gli scialatielli si sposano perfettamente con frutti di mare, ma anche con i funghi porcini.
  
Strozzapreti
Pasta caratteristica dell'Italia, in particolare della Romagna e delle vicine Marche.
Nasce come pasta povera, fatta in casa, che usa ingredienti semplici ma che richiede una discreta manualità per la sua lavorazione.
La sfoglia tirata col mattarello abbastanza spessa, viene tagliata a striscioline di circa 1-1.5 cm di larghezza. A loro volta le strisce vengono tagliate a circa 5 cm di lunghezza e lavorate manualmente una ad una. Questo tipo di pasta richiede sughi ben conditi e ragù elaborati.
Il termine strozzapreti o l'analogo strangolapreti viene usato per intendere dei tipi di pasta anche molto diversi tra loro secondo la regione d'origine.
La forma è molto simile a quella delle stringhe da scarpe, dal cui molti pensano derivi il nome. Secondo tale ipotesi quindi, il nome deriverebbe dalle stringhe che venivano usate, nello Stato Pontificio, dai rivoluzionari per strangolare i preti e sarebbe quindi il risultato di una fusione tra parole "stringa" e "strangolare".
Nella cucina umbra con il termine strozzapreti o strangozzi si intende una pasta lunga a sezione quadrata fatta di acqua e farina.
  
Tagliatelle
Sono una pasta tipica del centro e nord Italia.
Il loro nome deriva dal verbo "tagliare", dato che si ottengono stendendo la pasta in sfoglia sottile e tagliandola, dopo averla arrotolata.
Una variante sono le tagliatelle verdi, nel cui impasto entra la bietola o lo spinacio, particolarmente gustose e delicate sono poi le tagliatelle verdi all'ortica (con cime tenere delle ortiche al posto degli spinaci).
La variante più comune nella tradizione culinaria Italiana è quella delle tagliatelle all'uvo, il piatto tipico delle famiglie italiane in tavola alla domenica di festa.
In Emilia-Romagna il tipico condimento da abbinare a questo tipo di pasta è il ragù bolognese, ma possono essere utilizzati differenti condimenti come prosciutto, sugo di pomodoro, funghi di bosco, tartufi, frutti di mare, piselli e altro.
Nelle Marche le tagliatelle sono considerate un piatto tipico e da sempre diffusissime: si condiscono con vari tipi di ragù, tra cui quello preparato con carne di papera.
  
Trofiette o trofie
Sono un tipo di pasta alimentare tipica della cucina ligure, di forma allungata e sottile, ritenuta originaria della zona tra Camogli e Bogliasco, in provincia di Genova. È da notare che in lingua ligure il termine trofie indica gli "gnocchi", una pasta di forma e consistenza al palato sostanzialmente diverse.
Le donne liguri usavano preparare le trofie in casa (cua bicelä, col buffetto).
La forma della pasta è data dal peculiare carattere arricciato. La forma e la grandezza, piuttosto ridotta, di una trofia sono fattori importanti per le sue qualità organolettiche.
Il nome potrebbe derivare dal genovese strufuggiâ, ovvero strofinare, dal movimento necessario per impastarle a mano.
Il piatto va condito, quasi esclusivamente nella versione locale, con il pesto, tipico battuto ligure confezionato con basilico genovese. Una variante (usata anche per altri tipi di pasta conditi col pesto) prevede la bollitura con patate e fagiolini novelli.
Ne esiste un tipo impastato con farina di castagne che prende il nome di trofie "bastarde", il cui gusto è più dolce delle trofie normali o bianche. Si possono anche mischiare trofie bianche a trofie di castagne per dare un gusto delicato al piatto.